
Agostino Gallo
Vissuto tra Poncarale e Brescia nel corso del Cinquecento, morto poco prima del settembre 1570, fu agronomo tra i protagonisti del rinnovamento degli studi agrari del suo secolo, erede degli apporti dello spagnolo Herrera e del poeta Luigi Alamanni ma capace di dare loro un'espressione originale e riconoscibile. Nel 1564 pubblicò «Le dieci giornate della vera agricoltura e piaceri della villa», opera accolta con grande favore ma colpita da ristampe abusive veneziane che privavano l'autore dei guadagni. Per contrastare questa pratica, Gallo ampliò progressivamente il testo, portandolo alle «Tredici giornate» e infine, nel 1572, alle «Venti giornate», versione definitiva che raccoglie in forma originale tutto il sapere agronomico del tempo. Il suo pensiero muoveva dai grandi trattatisti latini, in primo luogo Columella, ma descriveva un'agricoltura profondamente diversa, quella irrigua della Val Padana, dove l'acqua permetteva di affiancare al frumento le foraggere e sviluppare l'allevamento da cui nacquero i progenitori del Parmigiano Reggiano e del grana padano.
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