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Edizioni Athena
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Sciogli la treccia, Maria Maddalena di Guido Da Verona – copertina Edizioni Athena

Guido Da Verona

Sciogli la treccia, Maria Maddalena

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Il libro

Romanzo mondano e decadente ambientato nel 1912 in una città di villeggiatura sull'Atlantico, tra sale da gioco, alberghi di lusso e passioni febbrili. Un navigatore dai calmi occhi abituati al mare incontra al tavolo del trente et quarante una donna di bellezza torbida e perfetta, che gioca con febbre e irritazione, indifferente alle somme che perde. Da quell'incontro nasce un'attrazione fatale, fatta di cipria, seta e sguardi che si rincorrono tra il fumo e i lampadari accecanti delle sale da gioco. Guido Da Verona costruisce un racconto di seduzione e lusso in cui il desiderio si intreccia a un senso di rovina imminente, tra combattimenti di galli e altri rituali di violenza mondana che fanno da controcanto crudele alla vicenda sentimentale, in una prosa sensuale tipica del romanzo decadente italiano del primo Novecento.

L’autore

Nato a Saliceto Panaro nel 1881 con il nome di Guido Abramo Verona, in una famiglia ebraica emiliana di proprietari terrieri, si trasferì con la famiglia a Milano e aggiunse in seguito il «da» al proprio cognome, riprendendo un uso rinascimentale già adottato dal fratello scultore Piero da Verona. Ammiratore di Gabriele D'Annunzio, esordì come poeta nel 1901, ma la vera notorietà arrivò nel 1911 con il romanzo «Colei che non si deve amare», capostipite di un filone di letteratura erotica e d'appendice che lo rese lo scrittore di maggior successo commerciale degli anni Venti: il romanzo «Mimì Bluette fiore del mio giardino» raggiunse nel 1922 le 300.000 copie vendute, un risultato eccezionale in un'Italia ancora segnata da un forte analfabetismo. Fu definito ironicamente «il D'Annunzio delle dattilografe e delle manicure» per il suo stile leggero, venato di erotismo estetizzante e ambientazioni esotiche. Firmatario del Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925, pubblicò nel 1929 una parodia dei «Promessi Sposi» contro Alessandro Manzoni, in cui inserì anche una satira antifascista percepita dai lettori dell'epoca. Colpito dalle leggi razziali ed emarginato dal regime, morì a Milano nel 1939 per un'angina pectoris, dopo essersi ritirato nel castello di Ariberto a Intimiano.

Scheda

Testo
Integrale, in lingua italiana
Pagine
circa 278
Formato
14 × 20 cm, brossura, copertina illustrata a colori
Editore
Edizioni Athena
Codice
ETH-CHL-1385

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