
Silvio Benedetti
Nato a Padova nel 1884, fu un commediografo che raggiunse il maggior successo con «Se quell'idiota ci pensasse», opera del 1922 messa in scena a Bologna e collocata nel filone del teatro «grottesco» inaugurato da Luigi Chiarelli, movimento drammaturgico tra i più significativi del primo dopoguerra italiano. Le sue commedie trasportavano sulla scena la sensibilità psicologica di autori come Luigi Pirandello, di cui riprese l'atmosfera de «Il fu Mattia Pascal», insieme a suggestioni di Enrico Annibale Butti, Roberto Bracco e Dario Niccodemi. Il teatro di Benedetti si caratterizzò per il gusto del paradosso e l'ironia amara verso le convenzioni borghesi, mettendo in scena la contraddizione fra la maschera sociale imposta all'uomo e la sua autentica natura istintiva. Con opere come «La più forte» (1919) e «Il faro sotto il mantello» (1928), contribuì a liberare il palcoscenico italiano dalla commedia sentimentale e d'intreccio di stampo realista, proponendo una deformazione caricaturale della realtà capace di rivelarne l'assurdo nascosto nella logica apparente. Morì nella città natale…

