
Pietro Calcagno
Nato a Fontanetto Po nel 1858 da umili origini, Pietro Calcagno iniziò a lavorare giovanissimo come garzone di panettiere. Coinvolto nello sciopero dei fornai di Torino nel 1881, si avvicinò dapprima al socialismo tramite Andrea Costa per poi aderire all'anarchismo, diventando a Roma uno dei più influenti agitatori del movimento operaio della capitale. La sua abilità oratoria gli valse arresti e condanne ripetute, culminate nell'invio al domicilio coatto, dove contrasse la tubercolosi. Fuggito in Francia e poi negli Stati Uniti nel 1899, diresse a Tampa la sezione italiana di un periodico operaio prima di rientrare in Italia nel 1901, dove fu nuovamente arrestato e inviato a Ventotene. Il suo caso suscitò una vasta mobilitazione della stampa anarchica, socialista e repubblicana, e i repubblicani lo candidarono, senza successo, alla Camera dei deputati, scatenando polemiche con i socialisti. Nonostante la salute ormai compromessa, continuò a tenere conferenze pubbliche fino alla morte, sopraggiunta a Roma nel 1906. Raccontò l'esperienza del confino nel libro «Verso l'esilio» (1905).
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