
Pia Rimini
Nata a Trieste l'8 gennaio 1900 da padre ebreo e madre ariana, entrambi convertiti al cattolicesimo prima del matrimonio, fu battezzata nella parrocchia della Beata Vergine del Soccorso. Mostrò fin da ragazzina una spiccata capacità di scrittura, sostenuta da una famiglia che le permise un'istruzione ampia. La Trieste borghese si scandalizzò per la sua libertà sentimentale, culminata in una relazione con un ufficiale italiano dopo la prima guerra mondiale, conclusasi con la nascita di un figlio morto e l'abbandono da parte dell'uomo; poco più che diciottenne, tenne comunque una conferenza in cui rivendicava con combattività il diritto delle donne alla libertà sentimentale e alla maternità. Si affermò come donna di intelligenza acuta, poliglotta e apprezzata conferenziera, con una scrittura innovativa per l'epoca. Dai primi anni Venti collaborò con quotidiani come «Il Piccolo» e «Il Popolo di Trieste» e con riviste come «Annabella» e «Giovinezza ed Arte», pubblicando nel 1922 anche un saggio sul poemetto Evangeline di Longfellow. Esordì come narratrice con la raccolta Pubertà (1928)…
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