
Nino Savarese
Nato a Castrogiovanni (l'odierna Enna) nel 1882, Nino Savarese si trasferì a Palermo e poi, nel 1909, a Roma, dove entrò in contatto con l'ambiente della rivista «La Ronda», di cui divenne uno dei principali esponenti durante il ventennio fascista. Come romanziere sviluppò una prosa lirica e raffinata, la cosiddetta scrittura «rondesca», in opere quali «L'altipiano» (1915), «Malagigi» (1929), «Storia di un brigante» (1931) e la trilogia formata da «Rossomanno» (1935), «I fatti di Petra» (1937) e «Il capo popolo» (1940), più volte ripubblicata in anni recenti. Accanto alla narrativa coltivò il giornalismo, collaborando fra l'altro con «La Fiera letteraria» e il «Giornale di Sicilia» e dedicandosi in particolare alla promozione culturale della sua Sicilia. Testimone dello sbarco alleato del 1943, ne lasciò un diario pubblicato postumo, la «Cronachetta siciliana dell'estate 1943». Morì a Roma nel 1945, poco dopo esservi tornato; un premio letterario a lui intitolato, attivo per un trentennio a Enna, ha premiato fra gli altri Leonardo Sciascia e Fausta Cialente.
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