
Guido Dorso
Nato ad Avellino nel 1892 da una famiglia della piccola borghesia impiegatizia, Guido Dorso si laureò in giurisprudenza nel 1915 dedicandosi presto alla riflessione politica sul Mezzogiorno, tema già al centro della sua tesi su Pasquale Stanislao Mancini. Collaborò giovanissimo con il «Popolo d'Italia» di Mussolini, per poi dirigere testate locali come «Irpinia Democratica» e il «Corriere dell'Irpinia», dalle cui pagine polemizzò duramente contro il fascismo. Le sue riflessioni, apprezzate da Piero Gobetti che lo invitò a collaborare a «La Rivoluzione Liberale», confluirono nel saggio che lo rese celebre, «La rivoluzione meridionale», in cui auspicava per il Sud Italia la nascita di una nuova classe dirigente moralmente rigorosa. Dopo le leggi eccezionali del 1925 si ritirò dalla vita pubblica dedicandosi alla professione forense, senza mai abbandonare gli studi politici, e con la caduta del fascismo nel 1943 tornò all'attivismo aderendo al Partito d'Azione. È considerato tra i maggiori esponenti del meridionalismo italiano del Novecento. Morì ad Avellino nel 1947.

