
Giuseppe Gioachino Belli
Nato a Roma nel 1791 da una famiglia benestante, Giuseppe Gioachino Belli conobbe presto difficoltà economiche dopo la morte prematura del padre, che lo costrinsero a impieghi modesti come computista. Il matrimonio del 1816 con la vedova Maria Conti gli garantì stabilità e la possibilità di dedicarsi ai viaggi e alla letteratura, componendo nei primi anni poemetti e traduzioni d'imitazione classicista. Fu il soggiorno a Milano, dove conobbe le opere in dialetto di Carlo Porta, a rivelargli la forza espressiva del vernacolo. Da quell'incontro nacque la sua opera maggiore, i 2.279 «Sonetti romaneschi», in cui restituì con vivacità e crudo realismo la voce, i vizi e le miserie del popolo di Roma nell'Ottocento. Fu anche uomo di teatro e censore, ricoprendo cariche nell'Accademia Tiberina di cui fu segretario e poi presidente. Morì a Roma nel 1863, lasciando in quei sonetti, pubblicati soprattutto postumi, uno dei ritratti più autentici e duraturi della società popolare romana del suo tempo.



