
Filippo Burzio
Nato a Torino nel 1891, Filippo Burzio si laureò in ingegneria meccanica al Politecnico torinese nel 1914, dedicandosi dapprima a ricerche di balistica che insegnò all'Accademia Militare e allo stesso Politecnico. I suoi interessi scientifici lasciarono presto spazio a una riflessione politica e filosofica radicata nella tradizione liberale piemontese e in autori come Rousseau, Cavour e Giolitti, che lo portò a elaborare la cosiddetta dottrina del Demiurgo, la figura capace di orientare e moderare le aspirazioni della società. Collaboratore de «La Stampa» dal 1934, ne assunse la direzione per un breve periodo nel 1943, prima di essere condannato a morte per antifascismo e costretto alla clandestinità fino alla Liberazione, quando tornò a dirigere il quotidiano torinese. Fu inoltre socio corrispondente dell'Accademia dei Lincei. Tra le sue opere principali figurano «Politica demiurgica», «Ritratti» e «Il demiurgo e la crisi occidentale». Morì improvvisamente per un infarto nel 1948; alla sua memoria è dedicata una fondazione che porta il suo nome.
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