
Domenico Tempio
Domenico Tempio, noto in siciliano come Miciu Tempiu, nacque a Catania nel 1750, figlio di un mercante di legna. Avviato dapprima alla carriera ecclesiastica e poi alla giurisprudenza, abbandonò entrambe le strade per dedicarsi interamente agli studi umanistici, distinguendosi presto come poeta di talento e venendo accolto nell'Accademia dei Palladii e nel salotto del principe di Biscari. È considerato, insieme a Giovanni Meli, il maggiore poeta siciliano del proprio tempo, autore di versi satirici e licenziosi in lingua siciliana che gli valsero per tutto l'Ottocento la reputazione, riduttiva, di poeta pornografico. Solo dopo la seconda guerra mondiale la sua opera fu rivalutata criticamente, riconoscendo in lui un poeta libero, capace di smascherare con ironia le ipocrisie della società, la corruzione ecclesiastica e l'ignoranza, e di anticipare per certi versi il Verismo. La sua opera più importante, «La Caristia» (1848, postuma), racconta in venti canti la carestia e i tumulti popolari che sconvolsero Catania tra il 1797 e il 1798. Morì nella città natale nel 1821.


