
Armando Borghi
Nato a Castel Bolognese il 6 aprile 1882 e morto a Roma il 21 aprile 1968, fu politico, anarchico e giornalista, cresciuto in una famiglia dalle radici risorgimentali: il padre era passato dal mazzinianesimo alle teorie di Michail Bakunin, in una zona della Romagna in cui gli ideali anarchici trovavano largo seguito. Aderì al movimento anarchico fin da giovanissimo, venendo arrestato per la prima volta nel 1898 durante uno sciopero agrario nel ravennate. Con le dimissioni della direzione interventista dell'Unione Sindacale Italiana rimase l'unico dirigente sindacalista rivoluzionario su posizioni neutraliste, in aperto contrasto con l'interventista Alceste De Ambris. Durante la prima guerra mondiale fu internato in un paese abruzzese, riacquistando la libertà nel 1918, ma già nel 1920 venne di nuovo arrestato insieme ad altri militanti anarchici, in un clima segnato dalla politica attendista dei socialisti di fronte all'ascesa del fascismo, che generò forti dissidi sia a livello nazionale sia nella tradizionalmente insurrezionale provincia di Ravenna.

